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Poli Jacopo

Poli Jacopo

Non occorre andare molto lontano per risalire ai luoghi d’origine della famiglia Poli. Sono state le colline sopra Marostica ed esattamente il paesino di Gomarolo a fare da culla a Paulus, volgarmente chiamato "Polo", figlio di Pietro, vissuto all’incirca tra il 1450 e il 1520 e capostipite della stirpe, perché da lui la famiglia ha preso il nome di "Poli" ossia figlio, discendente di Polo. Precedentemente la sua famiglia veniva chiamata “dei Gaspari", un appellativo derivante da Gasparo, nonno di Polo, esistito al mondo tra il 1390 e il 1460, anno più anno meno. Con ogni probabilità la famiglia aveva raggiunto queste montagne provenendo dalla pianura o dal pedemonte vicentino, spostandosi tra il Duecento e il Trecento nella montagna di Gomarolo in seguito ad una vantaggiosa offerta da parte di un proprietario in loco di fondi agricoli, bisognosi di essere costantemente coltivati, o di terreni boschivi da “roncare”, cioè ridurre a coltura. Pietro di Gasparo, padre di Polo, poteva vantare una certa agiatezza per quei tempi, dato che riscuoteva dei crediti e possedeva diversi immobili, ereditati poi dai numerosi figli maschi. Alla morte del padre (circa 1485), Polo divenne l'anima della famiglia, contraendo anche a nome del fratello Giovanni e dei nipoti orfani degli altri fratelli Antonio e Domenico, diversi contratti. Si guadagnò così una tale autorevolezza da farlo diventare un personaggio di spicco nella comunità, al punto che il suo nome proprio divenne il cognome con cui si qualificarono i suoi consanguinei e tutti i loro discendenti. Questi brillarono fin da subito per la loro unità e per la... quantità: dopo la morte di Polo, avvenuta attorno al 1520, i suoi figli Gasparo, Domenico (detto Menegato), Marco e Antonio si dimostrano attivi nell'acquisto di terreni e altri beni immobili, a riprova dello stato di salute della famiglia i cui componenti erano chiamati indifferentemente "de Polo”, "Polli” o “Poli”, come dire che il cognome si stava stabilizzando. I discendenti di Polo tra il Cinquecento ed il Settecento lavoravano la terra e pascolavano ovini e bovini, con alterni profitti e fortune. Tra di essi vale la pena di segnalare Marco, che si trasferì nella vicina Fontanelle e morì nel 1724 a ben 93 anni. La permanenza stabile in quelle contrade si chiuse con il suo pronipote Giovanni (1763-1823), il quale si caratterizzò per un'esistenza inquieta che lo indusse a spostare la sua residenza a Molvena e a Laverda, prima di morire a San Luca tra le braccia del figlio GioBatta.

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